28 dicembre ed è un arrivo di colore nero
Oggi a Bamako, ed è un arrivo di colore nero. Ho abbandonato i bagagli in una casa e ora dormo in un’altra; fuori dalla porta un soggiorno brullo con tre poltrone, un frigorifero e una donna e un bambino e un giovane che dormono vicino. Sulla strada dalla prima casa alla seconda, fumo in aria e l’aria di notte e un boato sordo di cose che non si vedono. Fuori dalla porta dell’aereo, un tepore mite a 25° che ci ha fatti felici e ora, qui, non si vorrebbe dormire per la voglia di vedere quel nero bene in luce risplendere al giorno del suo oscuro polveroso.
Ora, sollevato lo sguardo dal foglio, al di là di una abat-jour di vimini con due bottiglie d’acqua vicine, una stanza attraverso la porta aperta e l’odore del materasso su cui sono. E per questo, ancora, non si vorrebbe dormire. Capire quali delle cose che ho portato con me siano inutili e quante non ci sono è sempre più.
Cosa c’è che risplende qui al di là del legno del comodino sbrecciato e queste pareti sporche? Sono io, è la mia presenza tutta in me che mette ad ignorarsi il colore di quello che vedo, perché ciò che vedo è il mio pensiero tutto rinchiuso brado in questi paesaggi polverosi che si fanno belli.




