iao fog
Ciao foglio amico,
ciao muro grosso contro cui la sera di questa sera cozzo duro
porto a casa il solito scuffio della sconfitta
e il dolore lacrimoso senza gemiti
di faccia che mi guarda arrancare a provarmi a baciarti.
A ripensare.
Ciao gote e viso e occhi là ffermi
Perché d’un tratto ti fai incomprensibile,
perché ti guardo e boccheggio come a parlare senz’aria
perché capire nel dire che ti desidero è crosta improvvisa indigesta?
Perché dico che vorrei baciarti e da lì un solo ossigeno nell’abitacolo si è svuotato di fuori
E nulla pareva facibile, nulla? Che niente di più che boccheggiare sfatti.
E mi fa ridere che questo essere sfacti stava dietro a un’apparenza urbana, di
Civile sopportazione del tuo rifiuto.
Mi fa ridere sfornare una fila di porte sbattute dietro alla tua.
Solo per un attimo, lì mi sono guardato e quando mi pareva di poterti toccare
Mi domandavo perché oggi finalmente nessuno mi sbatte la porta
E poi ho fatto di tutto perché tu me la sbattessi tutta contro la porta alla tua bocca.
Mi domando se davvero come sospetto segretamente non sia io a porre le cose in sì che
Rimanga da solo. Nel terrore che sia tu a decidere di ammazzarmi di bocca negata
E faccio a che io mi provochi questa solitudine camuffata da quella che mi infliggi ora.
Ebbene se così fosse sarebbe una tua pena stasera, tu che volevi baciarmi e io, fatto
finto di volerlo, ti rendo impossibile il compito.
Un po’ mi rattrista che questo
Che scrivo ora non sarà comprensibile da che sia
E solo vorrei che tu che ora mi schiacci su nel cuore possa capire che
Invero e quanto desiderassi baciarti e nient’altro e nient’altro
E solo non mi è possibile mostrarmi perché le membra scarnificate mie
Urlano di dolore alla vista e all’aria e solo ti permetterò di vedermele se tu
La più dolce e la più baciata di privilegio ti saprai.
E che forse senza rischiare il cane a latra delle carni strappate
Mai e poi mai e dopo deo proverò il bere dei baci che
Num ne sa quando potei berne e saziari a essere pago.
Ora prego calmo tu che mi guardi e mi fai crudelmente impossibile la capire la capire. Mi guardi e mi pare che mi pare esser d’esser.
Ricomincio: mi fermo d’innanzi a contemplare il ricordo del tuo viso nella penombra scomoda della una macchina, e confronto l’immagine con questo scazzo di sopra al cuore proprio ora mi fa male e è un dolore fermo come è fermo lì il viso tuo immobile a strafottermi il cuore.
E io mi pare di aver dimenticato i bei degli amori. E che tutti li conoscono bene al punto che parlarne e insegnarmeli e mostrarmeli è superfluo
Ma io ho dimenticato i bei dell’amore

