Il mondo esterno diventa così da continuo a discreto e l’infinitesimo si fa precisamente misurabile: 0,1 mm.
19 Ottobre 2005
15 Ottobre 2005
12 Ottobre 2005
Fin qui
Mi trovo di fronte alla planimetria del Monumento in memoria dello sterminio degli Ebrei in Europa, alla sua griglia rigorosa e alla sua modernità inspiegabile. Fin qui, a partire da Giacometti, le forme pensanti sembravano comparire solo dove i diagrammi pensanti non erano presenti. Ho individuato nel plasmare spazio, tempo, forma, pensiero come unica materia indistinta dall’uomo – quest’ultimo indistinto a sua volta dal suo pensiero – una via per raggiungere quello che Maria Zambrano chiama «chiari del bosco», Merleau-Ponty «invisibile», qual è la via dell’Arch. Eisenman? Il pensiero alto domina sincronicamente il proprio sdoppiarsi nella creazione delle cose fuori del sé e si spinge a prelevare la vibrazione perturbata dell’esistenza in vita per anch’essa cacciar fuori di sé. Nell’opera, per una volta, non ci si vedrà specchiati ma gemelli ermafroditi sessuati-eautò.
Forse questo tutti vedono in un’opera quando è opera.
9 Ottobre 2005
Il razionale: l’ideale astrazione
“Nascere è proiettarsi in un essere che aspira al possesso dell’universo”.
(Maria Zambrano)
Scopriamo che il razionale è l’ideale astrazione, che chi vive con i piedi per terra cataloga e ordina per blindarsi nel perfetto astratto.
È sembrato naturale, fin qui, contrapporre il razionale all’astratto. L’oggettivo dovrebbe stagliarsi limpidamente definito contro l’indefinibile arbitrio dell’irrazionale, sognato, delirio. Il tentativo millenario del pensiero razionale è scavare fondazioni su un terreno comune, invariante delle soggettività. Il potere creativo di questo processo di moto circolare – dal pensiero alla realtà e da qui ancora indietro al pensiero – è talmente grande da occupare quasi del tutto l’orizzonte di esplorazione e da sostituirsi camaleonticamente ad esso. La concreta plasticità della nostra massa neuronale si imprime della matrice da lui stesso forgiata mentre questa si fa in tutto la sua concreta presenza. Un deflagrante biunivoco processo fonda la realtà conformandola al pensiero, suo vero artefice. Nell’estasi della creazione questo si frantuma per identificarsi con l’opera e ricostruirsi gradualmente nutrendosi dei suoi propri umori razionali. Uno sdoppiarsi incosciente – fuoriuscire di sé – consente di parlare e di racchiudere i sensi nelle parole, innesca il moto dell’apprendimento e dell’esplorazione, ché, altrimenti, gli esseri dovrebbero immobili contemplarsi nel brodo esistenziale. Dice Nietzsche: “Si deve imparare a vedere, si deve imparare a pensare, si deve imparare a parlare e a scrivere” . La spavalderia da peccato originale sta nell’inventare l’universo per poi dimenticarsene . “Forse l’universo ci sogna come suo compimento e siamo già sognati, pre-sognati nel fiore e nell’albero che si erge, nella stessa materia estesa, sognata a sua volta, che aspira alla realtà e si mette a servizio per raggiungerla; e che serve instancabilmente come fa l’universo, questa domestica: serva, madre che serve fino a vedere ergersi sopra di sé l’uomo che la calpesta, di lei dimentico” . L’organizzazione razionale è dunque l’ideale astrazione, la creazione concreta di cose pensanti. L’io si trova fra i due fuochi dell’essere e del sé. Quest’ultimo è dominatore del mondo ma della nostalgia per il primo tutto è intriso e quando ne scorgiamo il barlume invisibile, nell’arte ad esempio, ne sentiamo forte il misterioso potere di attrazione: il fascino autoerotico dell’essere sul sé.
1 Ottobre 2005
Giacometti architetto, le architetture nel ventre
Una “palla solcata da una fenditura che può scivolare su una mezzaluna”(*) sospesa a sfiorare un piano rigonfio; è un’opera Alberto Giacometti: Palla sospesa, 1931. Un dispositivo di volume, una gabbia che è costruita di pareti inviolabili e di una struttura metallica piantata nel niente di nulla, qui e pure in altro affondato. Questa macchina di vuoto metallico è un negativo di visione. È solida dove impalpabile, ed esile nei ferri, sull’orlo di rifondersi nelle viscere. È un dispositivo, quest’oggetto di balistica infallibile, che proietta e ricaccia in terra, tutto nel medesimo afflato di mondo. Un architetto si ferma sovente a toccare la superficie di una costruzione a scoprirne il materiale portante. Chi posa le dita su questo motore di spazio ed essere scopre la perfetta concretezza e intelligibilità del nulla intatto. Qui si dice dell’aria in aria irragionevole fatta di oggetto e potente di essere. Qui e qui, l’architettura estrema del fuori – fondata di un plasma irriducibile a elementi – è la costruzione primordiale e indubitabile. Per parlare, per spiegare si è costretti a dire: architettura, non scultura, perché in un oggetto simile a questo si riverbera lo spazio di chi esiste, si tratta di scienza costruttiva. Scienza fondativa e insieme rivelatrice della natura risonante delle cose percepite accordata sulla dominante del percipiente.
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