Un tratto di dadi mai abolirà il caso (*)
Ora non si può dire di parole in senso proprio, nel significato assorbito in narcosi fin dalla nascita: di recinti del significato. “MAI” si dimostra subito, trascina sotto di sé il vuoto che lo precede per sbiancare i segni appresso. Dopo “MAI” è inconcepibile continuare questa lettura dissennata.
Che le parole sopravvivano oltre il “MAI” è il fatto della parola illusoria. “MAI” divarica i margini e si vomita di sotto alle parole che lo seguono. Eppure la lettura prosegue e il chi che legge è per sempre accecato dalla truffa del senso.
Si è ingoiata all’istante la grata del sueño e la vita procede nella trance. Il fatto compiuto è lo spazio fra le parole, lì giace l’unico, il silenzio inoffeso, puro e compreso, bianco nel suo vuoto, a non infliggere l’abrasione del vivere. L’unica parte della pagina da potersi dire è il largo piano interstiziale non stampato, il resto è tipografia della morte, architettura di Mausolo. Una morte per niente umana – con tutti i suoi pianti – è una morte pura e senza lutto che rivola del nero dell’inchiostro.
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